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Autori:
Paola Brancaccio(1), Luca Rastrelli(2), A. D’Aponte(1), Francesco Maria Limongelli(1), Iride Paolillo(2), Pasquale Nappi(3), Francesco De Simone(2)
- Università degli Studi di Salerno, Dipartimento di Scienze Farmaceutiche
- Seconda Università di Napoli – Servizio di Medicina dello Sport
- Università degli Studi di Milano, Centro Studi e Ricerche di Medicina Cosmetologia
INTRODUZIONE
Un’alimentazione corretta e varia nei suoi componenti garantisce all’organismo sano di raggiungere e mantenere uno stato di piena efficienza fisica. E’ pur vero però che una condizione di equilibrio omeostatico precario, qual è quella dell’organismo di un atleta, impone una maggiore attenzione alla dieta come strumento atto non solo al raggiungimento del pieno benessere psico-fisico, ma anche all’ottimizzazione della performance.
La prestazione è infatti collegata in massima parte all’allenamento, ma sicuramente il rispetto dei tempi del recupero fisico, l’alimentazione corretta e un buon equilibrio psichico sono fondamentali per il raggiungimento del risultato. In questo contesto è chiara l’importanza di una approfondita conoscenza delle caratteristiche delle acque finalizzata alla scelta di quella più indicata al reintegro idro-elettrolitico e al recupero funzionale nelle diverse fasi dello sforzo fisico.
Nello sportivo l’apporto idrico deve essere adeguato per reintegrare il patrimonio idroelettrolitico e per favorire un’azione contrastante gli effetti dell’accumulo dei cataboliti della fatica.
LE CARATERISTICHE DELL’ACQUA
Nonostante tutte le acque contengano una sia pur modesta mineralizzazione, eccezion fatta per l’acqua piovana e quella distillata, la legge considera “minerali” quelle acque che originano da una falda o giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli alla salute (1). Per acque potabili invece si intendono:”le acque trattate o non trattate, destinate ad uso potabile, per la preparazione di cibi e bevande, o per altri usi domestici, a prescindere dalla loro origine, siano esse fornite tramite una rete di distribuzione, mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori.”
In sostanza, la differenza fondamentale tra acqua potabile ed un acqua minerale, è che l’acqua minerale deve possedere i requisiti di purezza microbiologica e costanza chimico-fisica alla sorgente, mentre un acqua potabile, potendo avere origine anche dai fiumi, laghi ruscelli ecc., acquisisce la sua potabilità attraverso processi di trattamento chimico-fisico e microbiologico.
Le caratteristiche e le proprietà salutari di un acqua minerale dipendono dalla fonte di provenienza e dai sali minerali che vengono disciolti durante il cammino sotterraneo attraverso le rocce, prima di sgorgare in superficie.
Le acque minerali, oltre alle caratteristiche organolettiche standard di freschezza, limpidezza e pH, che denotano la potabilità dell’acqua stessa, vengono suddivise in base al residuo fisso lasciato dall’acqua dopo evaporazione 180°, in:
- acque minimamente mineralizzate <50 mg/l
- acque oligominerali >50 e <500 mg/l
- acque minerali propriamente dette >500 e <1500 mg/l
- acque ricche di sali minerali >1000 mg/l
Le acque minerali possono contenere anidride carbonica e, tra queste, sono denominate “acque minerali carboniche” le acque che, alla scaturigine, presentano un contenuto in anidride carbonica superiore ai 250 mg/l. La presenza di anidride carbonica ha un’azione importante a livello della mucosa gastrica sulla quale induce vasodilatazione e iperemia, eccita le secrezioni e la peristalsi, per cui, queste acque, come l’acqua Lete bicarbonato-calcica, transitano rapidamente attraverso lo stomaco, non senza che i carbonati abbiano assolto alla loro funzione tampone (2,3).
CARATTERISTICHE DEL REINTEGRO PER OTTIMIZZARE IL RISULTATO
In quest’ottica un’attenzione particolare va rivolta al corretto mantenimento del bilancio idro-elettrolitico, considerato che un moderato esercizio fisico produce solitamente una perdita di sudore quantificabile in 0,5-1,5 litri/ora e fra i fattori che intervengono nel determinarla giocano un ruolo fondamentale le condizioni di idratazione e nutrizione iniziali, la temperatura esterna e il tipo di esercizio fisico. Una particolare attenzione alle strategie messe in atto per garantire il migliore equilibrio dei fluidi, si è infatti rilevata un ottimo strumento per migliorare la performance (4), oltre a ridurre il rischio di eventi cardio-vascolari post esercizio (5). Una maggiore conoscenza delle corrette modalità reidratanti potrebbe infatti garantire una diminuzione degli eventi patologici legati sia allo stato di disidratazione che di iperidratazione spesso conseguenti a stress strenui, e dovuti non solo a variazioni emoreologiche (6), ma anche alla perdita di lucidità e alla diminuzione delle capacità cognitive che si instaura in queste situazioni (7).
Già nel 1996 l’American College of Sport Medicine aveva ufficialmente comunicato la sua posizione in merito all’assunzione di fluidi addizionati con elettroliti e carboidrati prima, durante e dopo esercizio (8), e tale orientamento è stato poi recentemente confermato, raccomandando il mantenimento di un’ottimale idratazione sia per migliorare il rendimento prestativo che per garantire una buona risposta organica allo stress (9,10). Nonostante gli effetti benefici della reidratazione sembrino essere legati anche alle condizioni climatiche (11), è comunque oramai fuori di dubbio che tale pratica vada comunque sempre attentamente curata nell’atleta (12). Per quanto riguarda la quantità di liquidi da reintegrare, è consiglia un’assunzione fra i 600 e gli 800 ml/ora (13), ponendo sempre particolare attenzione ai rischi connessi all’iponatremia che può instaurarsi a seguito di iperidratazione durante competizioni di lunga durata come la maratona (14). A tal fine sembra di particolare rilevanza anche una sorta di vero e proprio “allenamento al bere”, che adattando progressivamente l’organismo all’introduzione di maggiori quantità di liquidi, migliorerebbe la tolleranza dello stesso all’acqua (15).
Per quanto attiene alla tipologia delle bevande da utilizzare, sembrerebbe che l’aggiunta di NaCl, riducendo la filtrazione urinaria determinerebbe un migliore effetto reidratante rispetto alle bevande ipotoniche (16) e per questo motivo altre fonti testimonierebbero un vantaggio nell’uso delle varie bevande presenti in commercio rispetto alla semplice acqua, dato il loro contenuto oltre che in sali anche in carboidrati che garantiscono un effetto ergogenico (17). In effetti, l’aggiunta di carboidrati alla concentrazione del 3-5 % potrebbe essere utile per poter aumentare il livello delle prestazioni, ma tale aggiunta non deve raggiungere concentrazioni iperosmotiche onde produrre poi una riduzione dell’assorbimento dell’acqua stessa (18).
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